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Veneto: sulla bocca di tutti

L’Italia è il Paese che ha il maggior numero di dialetti in rapporto con la sua superficie, conseguenza della grande varietà della sua storia e dei suoi costumi. Insomma, i dialetti sono un po’ come è l’arte in Italia, diversa, stratificata.

Ogni dialetto italiano presenta caratteri propri, ma il dialetto veneto si distingue per la sua unicità, è quasi un marchio di fabbrica: accento cantilenante, modi di dire pittoreschi e una cadenza molto marcata che sicuramente si fanno riconoscere in ogni angolo del Paese, spesso strappando un sorriso.

Tuttavia il veneto non è un dialetto unico, bensì sono tante le sfumature e le parlate diverse spostandosi di pochi chilometri: parole che se pronunciate in un’altra provincia non hanno alcun senso, elisioni e addirittura grafie diverse, in una sorte di torre di babele tra corregionali.

Secondo alcuni studiosi le varianti della lingua veneta si dividono in: veneto centrale, veneto lagunare, veneto orientale e da mar, veneto occidentale o veronese, veneto centro-settentrionale o trevigiano, veneto settentrionale o feltrino-bellunese.

Tante differenze quindi, ma ci sono comunque parole che richiamano subito a questo dialetto nella sua totalità, anche al di fuori dei confini nazionali: sappiamo che te ne stanno venendo in mente svariate, magari colorite e che ti sono tornati in mente i famosi video di El Canal, ma ci stiamo in realtà riferendo a parole come xè (el xe bon, el xe beo, xe drio fare…) e Ciao.

Sì, perché non tutti sanno che “Ciao” è un saluto tipicamente veneziano: deriva infatti da un antico saluto della città lagunare, “s’ciavo” (schiavo, sottintendendo “vostro”), con cui si esprimeva un approccio referenziale. Da “s’ciavo” a “s’ciao”, a “ciao” la strada è breve e questa forma di saluto è entrata a far parte della lingua italiana all’inizio del Novecento. Ciao!

“Da tola no se se stacca se la boca no sa da vaca” – Asiago
Tipico detto enogastronomico, utilizzato nelle occasioni conviviali, per chiedere il piatto dei formaggi a fine pasto. E come non farti deliziare dagli assaggi di Asiago DOP, dopo il trekking nei luoghi della Grande Guerra o dopo aver provato a pedalare con la fat-bike?

“Gambe in spàea e caminare!” – Recoaro
Camminando al cospetto dei Grandi Alberi, veri monumenti viventi che sorvegliano il passaggio di pastori ed escursionisti, rimarrai affascinato dal loro alone fatto di storie e miti dei nostri antenati.

“Dame un goto!” – Padova
Ciclabili inaspettate e ancora poco conosciute: l’Anello Fluviale di Padova, l’Ostiglia, la ciclabile del Muson… E poi che dire: sei nella città dello spritz! Qui è davvero un rito, a cui non potrai rinunciare…

“Ocio ke tira aria, coverzate” – Bassano del Grappa
Vieni a pedalare lungo la Ciclopista del Brenta e a scoprire il centro storico di Bassano del Grappa con il suo Ponte Vecchio, gioiello dell’architettura palladiana, dove tira sempre una bella arietta che vien dai monti.

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